martedì 14 luglio 2020

AB Osteria Contemporanea: il mondo di Anna

Nel mio girovagare ho scoperto che molto spesso i paesini di campagna sono custodi di tesori pronti a essere scoperti. 
In questo caso non posso che essere ambasciatrice di questo piccolo borgo rurale a qualche km da Udine, incastonato nel cuore del Medio Friuli. Lavariano, un paesino, il mio dove sono nato e cresciuta, con poco più di mille abitanti ma conosciuto comunque per la festa dell'oca e del vin novello che si tiene in occasione di San Martino da ben 24 anni 
Ed è quì che ha deciso di aprire a settembre 2018 il suo ristorante Anna Barbina: classe '85 con alle spalle un ampio bagaglio di esperienze in cucina: dagli studi nell'accademia di Niko Romito all'esperienza a fianco di Antonia Klugman.


Il ristorante sorge sulle ceneri di un'altro locale preesistente e molto conosciuto in passato: Blasut.
Ma in seguito ad un attento restauro ha preso forma un locale moderno ed elegante dove le tonalità fredde utilizzate sui muri si sposano perfettamente con i pavimenti  e il bancone già esistenti.




AB Osteria Contemporanea: il nome è un chiaro riferimento alle sue iniziali AB mentre Osteria contemporanea è come Anna desidera diventasse il suo ristorante : un osteria dove incontrarsi che però sia al passo con i tempi.
Ed è questo quello che propone: una cucina contemporanea, legata al territorio ma con sapienti contaminazioni. Piatti dove protagonisti sono gli ingredienti, esaltati da un ottima capacità di  creare abbinamenti in grado di regalare un armonia di gusti nuovi e mai scontati.


A farla da protagonista in questo menù estivo sono le verdure in tutte le sue forme: cotte, crude, fermentate siano esse accompagnate da altri deliziosi piatti che sole.
Ma veniamo al sodo. 
Veniamo accolti dalla cucina con due piccole delizie: un bottoncino fatto di semi e hummus con una tartelletta di guacamole e un tris di carote: baby al burro, fermentate e in insalata con portulaca.
A seguire  i primi : degli gnocchetti di ricotta di Lavariano con peperoni e mandorle adagiati sopra a del kombucha e degli spaghettoni con alici cotte, crude condite con una salsa all'uvetta, pinoli, grappa e zafferano.
E per finire alla grande non ho potuto non prendere il tacos di orzo e salvia con verdure,legumi e fiori.... bellissimo da vedere ha saputo colpirmi con un esplosione di sapori che mi ha accompagnato per il resto della giornata.

saluto dalla cucina: semi e hummus // mix di carote

sgombro in oliocottura con cipolla e foglie di barbabietola // spaghetti Mancini con alici // gnocchetti di ricotta di Lavariano con peperoni

tacos di orzo  e salvia con verdure cotte, crude e fermentate, legumi e fiori

Ad affiancarla in questa avventura la mamma Enza, una signora dai modi gentili e con una preparazione assolutamente lodevole. Da sommelier stimata è' lei che si occupa degli abbinamenti tra cibo e piatti ed è lei, grazie alla sua passione che si occupa di buona parte dei  fermentati utilizzati da Anna nei suoi piatti.



Non è una semplice cena ma un'esperienza inaspettata dove sono vivi tutti gli insegnamenti avuti nella sua carriera ai fornelli:  lievitati  frutto di una sapiente lavorazione di farine di grani antichi e levito madre e un sapiente utilizzo delle verdure e  delle erbe spontanee  che a me ricorda molto la cucina della Klugman. 


Se passate per Lavariano vi consiglio una sosta all'osteria Contemporanea, potete fermarvi anche solo per un aperitivo accompagnato da delle gustose tapas  ma sono sicura che potrebbe trasformarsi in una sosta molto più lunga.  



AB Osteria Contemporanea
via Aquileia 5, Lavariano ( UD )
tel. +39 351 567 8542
info: abosteriacontemporanea@gmail.com

mercoledì 1 luglio 2020

Michelangelo ricami: la poesia sulla stoffa

Quando si dice un amore nato per caso.... il mio con questo piccolo laboratorio nel cuore del medio Friuli.


Una vecchia casa di sasso, sapientemente ristrutturata accoglie il laboratorio di ricamo con i vari macchinari e un piccolo concept store dove far shopping tra le loro creazioni e pezzi unici di altre realtà artigianali della nostra regione.


Il ricamificio prende il nome di Michelangelo che non è altro che l'accostamento di due nomi: Michela, la titolare e Angelo, suo compagno di vita.
Si tratta di una realtà prevalentemente femminile che guarda all'antica tradizione del ricamo portandola ai nostri tempi con l'utilizzo di macchinari che rendono tutto molto più veloce e preciso ma mantenendo
alta l'attenzione nella  cura del particolare e del materiale. 



 La loro è una proposta a 360° con più  tipologie di servizi che vanno dalla personalizzazione aziendale ( maglie, t-shirt, cappellini),  a quella dedicata alla casa con la produzione di cuscini, canovacci e asciugamani.
Le immagini che danno vita ai ricami sono frutto di una ricerca attenta effettuata tra quello che la natura e il nostro territorio ci regalano: immagini rurali, antichi putti, o decori longobardi. Ma anche nella ricerca di fotografie, lettere e disegni portati dal cliente, parte integrante del processo di personalizzazione.



Ed è così che vi troverete immersi tra canovacci di lino antico ricamati con erbe spontanee, calligrafie antiche e cuscini con ricamati dei Gelsi,  simbolo della pianura contadina di questa zona.



Nel laboratorio ha sede anche un secondo marchio voluto dalla titolare insieme ai due fratelli: Fratelli Dreosto.
E' un progetto dedicato ad un pubblico più vasto e giovane partito con la creazione di bracciali ricamati  dotati di una chiusura innovativa tutelata da un  brevetto registrato, e che ora presenta anche una serie di orecchini e spille molto particolari . 



Il fiore all'occhiello della produzione di questi bracciali è la collaborazione con un noto maestro gioielliere friulano  Sergio Mazzola, con cui sono nati dei bracciali con trame longobarde impreziosite da pezzi unici in argento rodiato.


Accanto al laboratorio troviamo un piccolissimo shop dove poter acquistare molti dei prodotti realizzati dal ricamificio ma anche scarpets, bijoux in creta e altro ancora tutto rigorosamente made in Friuli Venezia Giulia.






per info:  
Michelangelo ricami
via Battisti, 35 
33030 Flaibano ( UD )
tel : +039 3478485816
michelangeloricami@gmail.com 

mercoledì 24 giugno 2020

Zidarich: il Carso nel bicchiere

Qualche settimana fa vi avevo parlato di quella parte di Carso più nascosta, quella che ha saputo mantenere in vita le tradizioni più antiche. 
Oggi vi parlo di un pezzo di  Carso che ha saputo guardare avanti coinvolgendo la storia e gli usi del territorio.


Saliamo a Prepotto, un piccolo borgo di appena 150 abitanti conosciuto sopratutto  per la più alta concentrazione dei migliori produttori di vino della provincia di Trieste.
Questo grazie alla morfologia del terreno e alla sua ubicazione: un altopiano assolato  che  guarda il golfo di Trieste e che, grazie a questo, riceve  tutte le brezze marine cariche di sapidità che rendono questi vini unici.


Il borgo, caratteristico della zona, è un piccolo dedalo di viuzze strette affiancate da alte mura di pietra e portoni che avevano la funzione di difendere gli abitanti dalla Bora che quassù è molto forte.
Dietro ad uno di questi portoni di legno troviamo ad aspettarci Benjamin Zidarich, uno dei produttori simbolo di questo territorio.



Ci accoglie su un bellissimo terrazzo dove lo sguardo viene rapito dal paesaggio, uno sguardo che abbraccia gli altopiani  dell'Istria e che arriva fino a Venezia  nei bei giorni di bora chiara. 
Iniziamo da qui il viaggio attraverso la sua storia e la sua filosofia nella lavorazione della vite e del vino: una sfida in un terreno ostile come quello carsico fatto di tanta fatica e pochi frutti.


La famiglia Zidarich risiede a Prepotto da sempre ed ha sempre lavorato la terra e le viti. Solo nel 1988, quando  la cantina di famiglia viene presa in mano da Benjamin le cose prendono una piega diversa. 
Questo grazie al suo forte spirito innovativo,  a nuove idee, strategie e grande determinazione che lo portano a rivoluzionare l'azienda paterna aumentando la superficie vitata da mezzo ettaro a otto e privilegiando le varietà autoctone come Vitovska, Malvasia e Terrano.



I suoi vini seguono alla lettera la sua filosofia di " amore e rispetto per la natura" privilegiando una lavorazione del tutto  naturale dove non è prevista né filtrazione né chiarificazione: i vini, dopo il processo di fermentazione e torchiatura vengono messo in botti di rovere di Slavonia e fatti riposare per almeno 2 anni prima di essere imbottigliati.
La sua produzione prevede principalmente la lavorazione di vini autoctoni del territorio grazie ai quali  prendono vita  anche due ottimi  blend : il Prulke e il Ruje.
Il Prulke è il risultato dell'incontro tra vitovska, malvasia e sauvignon e rispecchia il territorio e le sue caratteristiche mentre il Ruje è dato da uve  terrano e uve merlot.



Tra gli autoctoni spunta la Vitovska Kamen: un ritorno al passato legato al territorio, quando i vini venivano lavorati in vasche di pietra ( Kamen ). All'interno di questi tini di pietra appositamente costruiti, l'uva subisce il naturale processo di fermentazione e macerazione a contatto con le bucce per 18 giorni in presenza di lieviti indigeni, al termine di  questo processo verrà messo a maturare in botte per altri 12 mesi.



Nel pieno rispetto del territorio e dell'ambiente Zidarich ha vinto la sua sfida costruendo una cantina a impatto zero. Per la sua realizzazione ci sono voluti dieci anni ma alla fine il risultato è stato eccelso con una cantina  situata ad una profondità di 20 metri scavati tutti nella pietra carsica riutilizzata poi per gli interni.  La cantina prevede cinque piani all'interno dei quali si svolge l'intero ciclo produttivo e d'invecchiamento  naturale con una temperatura costante che va dai 12 ai 14 gradi.





Sopra la cantina troviamo la sala degustazione che è anche Osmiza, ossia il luogo dove vengono consumati e venduti i prodotti dell'azienda secondo una vecchia  tradizione risalente all'epoca di Maria Teresa d'Austria che  tramite un ordinanza permetteva agli agricoltori dell'altopiano carsico di vendere i propri prodotti  presso la propria abitazione  per un periodo di otto giorni , osem in sloveno.
Ed è proprio in questo spazio di condivisione che Benjamin ci guida attraverso i suoi vini raccontandoci ogni lavorazione e ogni aneddoto che lo riguardano, e noi rimaniamo rapiti dalla passione che traspare dalle sue parole e le ore passano tra bicchieri che si riempiono e ottimi salumi, formaggi e sott'olii che su una tavola del Carso non possono mai mancare.







Un viaggio a 360° nel vigneto del Carso e quelle che sono le sue tradizioni che vi consiglio di fare per conoscere a pieno le particolarità di questo nostro territorio così unico e così variegato. 


per info : 

Az. agricola - Kmetija  Zidarich
loc . Prepotto 23
34011 Duino Aurisina ( TS )
tel. +39. 040.201223
info@zidarich.it

giovedì 4 giugno 2020

Kraška Hiša: la casa simbolo del Carso

Torno dopo tanto tempo per potarvi a scoprire una chicca nascosta tra i boschi nel cuore del Carso
Il piccolo borgo che la ospita è Repen ( Rupingrande in italiano) e si trova  nel comune di Monrupino a qualche Km dal confine sloveno e a 15 km da Trieste.
Appena arrivata nel centro del paesino vengo subito colpita da un vecchio signore intento a far pascolare  le sue due mucche nel prato adiacente alla piazza del paese, le ultime mucche del posto mi dice.


Lascio la piazza alle spalle e salgo lungo una delle viette. Le abitazioni sono tutte simili tra loro anche se molto sono state ristrutturate per renderle adatte alla vita moderna
Tra le tante abitazioni ne compare una, rinchiusa all'interno di alte mura che proteggono dalla Bora, su cui si apre un  portale con un portone in legno: è  l'ingresso della Casa carsica.

 

Entrando vengo subito colpita dalla bellezza di questa casa che ad oggi rappresenta il simbolo della caratteristica  architettura carsica che riunisce attorno al cortile ( borjač ) tutte le unità abitative e agricole.



La data di costruzione non è molto precisa e risale verosimilmente al 700, anche se l'aspetto attuale è datato 1831 quando vennero eseguiti degli interventi aggiuntivi.
La casa prevede due piani: al pianoterra c'è la cucina dove troviamo un enorme focolaio rialzato in pietra sormontato da un cappa decorata con mensolette e tendine. Sulle pareti  la tipica nicchia della finestra e quella nel muro ( skafenca) dove venivano riposti  i vasi e il recipiente dell'acqua. 




Al piano superiore ci sono la stanza da letto e il solaio. La camera è arredata con un letto matrimoniale, la culla e una panca nuziale dove veniva conservato il corredo matrimoniale. 
Il solaio aveva una doppia funzione: fungeva sia da camera per i membri più anziani della famiglia  o per i bambini, sia come magazzino per la conservazione dei prodotti agricoli raccolti.


Tutti gli arredi, gli oggetti e la biancheria presenti all'interno dell'abitazione sono pezzi originali provenienti da altre case e regalati al museo per aiutare a farci capire esattamente come era la vita a quei tempi.
Nei locali agricoli adiacenti alla cucina possiamo scoprire quali erano le attività di cui si occupavano gli  abitanti del Carso: viticoltura, allevamento e agricoltura. 
Attualmente alcuni spazi sono adibiti  a mostre temporanee.





Dal 1968, anno in cui è stata restaurata, all'interno della  Casa carsica ha luogo ogni due anni (solitamente la seconda domenica di agosto) la cerimonia delle Nozze carsiche, una cerimonia che seguendo  le fonti etnografiche e storiche racconta degli usi nuziali popolari sul Carso nella seconda metà del XIX secolo.

fonte google 

L'evento ha luogo dal giovedì alla domenica  durante i quali  è possibile assistere all'addio al celibato e al nubilato degli sposi, la serenata dedicata dal fidanzato alla propria amata e la domenica alle vere nozze che si celebrano sul Tabor, una piccola chiesetta sulla rocca di Monrupino, prima di tornare in corteo fino all'abitazione dove avviene la consegna della sposa alla famiglia dello sposo e si festeggia tutti insieme.

fonte Google

E' stata una bella scoperta, un angolo a me sconosciuto ma molto bello e con una storia interessante. Ma voi lo sapevate che qui tra 800 e 900 si parlava anche il friulano?  


Il museo della Casa Carsica è visitabile
le domeniche e i giorni festivi :  
11/12.30 - 15/17 da aprile a ottobre.
per info: 040 - 327240/ 040 - 327122

AB Osteria Contemporanea: il mondo di Anna

Nel mio girovagare ho scoperto che molto spesso i paesini di campagna sono custodi di tesori pronti a essere scoperti.  In questo caso non p...